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Certificazioni volontarie di sicurezza alimentare: ISO 22000, FSSC, BRCGS, IFS

Aggiornato al 2026-07-12 · Revisione: Redazione ce85204 — revisione editoriale assistita da AI (2026-07-12)

Le certificazioni volontarie di sicurezza alimentare (ISO 22000, FSSC 22000, BRCGS, IFS) sono schemi privati verificati da organismi accreditati. Sono spesso richieste dalla GDO ma non sostituiscono gli obblighi ex Reg. 852/2004: registrazione, HACCP e formazione restano dovuti.

Le certificazioni volontarie di sicurezza alimentare sono schemi privati che un'impresa può scegliere di adottare per far verificare, da un organismo indipendente e accreditato, il proprio sistema di gestione della sicurezza alimentare. A differenza degli obblighi del Reg. (CE) n. 852/2004 — che gravano su ogni operatore per legge art. 1, par. 1, Reg. (CE) n. 852/2004 — l'adesione a questi schemi è facoltativa e risponde a esigenze di mercato, non a un comando normativo.

In sintesi

  • Sono schemi volontari e privati: la legge non li impone. Gli obblighi restano registrazione art. 6, par. 2, Reg. (CE) n. 852/2004, autocontrollo HACCP art. 5, par. 1, Reg. (CE) n. 852/2004 e formazione all. II, cap. XII, punto 1, Reg. (CE) n. 852/2004.
  • Sono verificati da organismi di certificazione accreditati (in Italia da ACCREDIA), la cui competenza è a sua volta garantita dal sistema europeo di accreditamento (Reg. (CE) n. 765/2008) e dagli accordi di mutuo riconoscimento EA-MLA.
  • I principali schemi riconosciuti dalla GFSI (Global Food Safety Initiative) sono FSSC 22000, BRCGS Food Safety e IFS Food; la ISO 22000 è lo standard ISO di riferimento ma da sola non è riconosciuta GFSI.
  • Non sostituiscono gli obblighi di legge: si aggiungono ad essi. Un'azienda certificata resta soggetta a registrazione, HACCP e controlli ufficiali.
  • Chi li chiede è quasi sempre il cliente: grande distribuzione, industria di marca, buyer internazionali.

Commento

Che cosa sono e perché esistono

Il Reg. 852/2004 fissa un livello minimo di sicurezza uguale per tutti gli operatori. Il mercato, però, chiede spesso di più: la grande distribuzione organizzata (GDO) e l'industria di marca vogliono garanzie standardizzate e verificabili dai propri fornitori, senza dover ispezionare direttamente ogni stabilimento. Le certificazioni volontarie nascono per rispondere a questa esigenza: uno standard privato definisce requisiti dettagliati, un organismo terzo li verifica con audit periodici, e il certificato che ne deriva diventa un linguaggio comune tra fornitore e cliente.

Il baricentro tecnico resta l'analisi dei pericoli e i principi HACCP art. 5, par. 2, Reg. (CE) n. 852/2004 e i prerequisiti igienici: tutti questi schemi li presuppongono e li estendono, aggiungendo requisiti su gestione, tracciabilità, difesa dell'alimento (food defence), autenticità (food fraud) e miglioramento continuo.

Accreditamento: perché il certificato è credibile

Un certificato vale quanto l'indipendenza e la competenza di chi lo rilascia. Il sistema europeo garantisce questa affidabilità con l'accreditamento: il Reg. (CE) n. 765/2008 stabilisce che in ciascuno Stato membro operi un unico organismo nazionale di accreditamento, in Italia ACCREDIA. L'organismo di accreditamento verifica che gli organismi di certificazione siano competenti e imparziali secondo la norma ISO/IEC 17021 (sistemi di gestione) o ISO/IEC 17065 (prodotti e schemi). A livello europeo gli accreditamenti sono mutuamente riconosciuti attraverso l'accordo multilaterale EA-MLA (European co-operation for Accreditation): un certificato emesso sotto accreditamento ACCREDIA è quindi riconosciuto dagli altri firmatari. Questo, e non un inesistente titolo unico di legge, è ciò che rende un certificato «riconosciuto» oltre confine.

GFSI: il benchmark degli schemi

La Global Food Safety Initiative (GFSI) è un'iniziativa dell'industria che non certifica direttamente, ma effettua il benchmarking degli schemi: valuta se uno standard soddisfa un insieme di requisiti minimi e, in caso positivo, lo «riconosce». Il riconoscimento GFSI è la chiave d'accesso a molte catene di fornitura internazionali, perché i grandi retailer accettano indifferentemente qualsiasi schema riconosciuto (FSSC 22000, BRCGS, IFS e altri), evitando duplicazioni di audit. La ISO 22000 non è, di per sé, riconosciuta GFSI: lo è la FSSC 22000, che alla ISO 22000 affonda le radici aggiungendo i programmi di prerequisiti tecnici e requisiti addizionali.

I quattro schemi principali

Le schede di dettaglio sono raccolte in questa sezione:

In sintesi: la ISO 22000 è lo standard internazionale ISO per i sistemi di gestione della sicurezza alimentare; la FSSC 22000 è lo schema GFSI costruito sulla ISO 22000; BRCGS Food Safety e IFS Food sono standard di matrice retail, particolarmente diffusi rispettivamente nel mercato britannico e in quello franco-tedesco.

Rapporto con gli obblighi ex Reg. 852/2004

Il punto va ribadito perché è la fonte dell'equivoco più costoso. La certificazione volontaria non sostituisce la registrazione art. 6, par. 2, Reg. (CE) n. 852/2004, non sostituisce l'obbligo di procedure HACCP art. 5, par. 1, Reg. (CE) n. 852/2004 e non sostituisce la formazione all. II, cap. XII, punto 1, Reg. (CE) n. 852/2004. Un'azienda certificata FSSC 22000 resta pienamente soggetta al controllo ufficiale dell'autorità competente art. 6, par. 1, Reg. (CE) n. 852/2004. Il certificato può semmai facilitare il controllo, come evidenza documentale del sistema, ma non lo esclude né lo sostituisce. E, all'opposto, nessuno di questi schemi è un titolo di legge: chi non li ha resta perfettamente in regola se assolve gli obblighi del regolamento. La distinzione tra obbligo e scelta commerciale è chiarita anche nella pagina perché non esiste una certificazione ex Reg. 852/2004.

Errori frequenti

  • Pensare che la certificazione volontaria sia obbligatoria. Nessuno di questi schemi è imposto dalla legge: l'obbligo è registrazione, HACCP e formazione art. 5, par. 1, Reg. (CE) n. 852/2004. La certificazione è una scelta guidata dal mercato.
  • Credere che il certificato esoneri dai controlli ufficiali. L'autorità competente conserva pieno potere di controllo sull'impresa certificata art. 6, par. 1, Reg. (CE) n. 852/2004.
  • Trattare ISO 22000 e FSSC 22000 come sinonimi. La FSSC 22000 è uno schema GFSI che comprende la ISO 22000 più i prerequisiti tecnici e requisiti addizionali; la sola ISO 22000 non è riconosciuta GFSI.

Domande frequenti

La certificazione volontaria è obbligatoria per legge?

No. Gli obblighi previsti dal Reg. 852/2004 sono la registrazione art. 6, par. 2, Reg. (CE) n. 852/2004, l'autocontrollo HACCP art. 5, par. 1, Reg. (CE) n. 852/2004 e la formazione all. II, cap. XII, punto 1, Reg. (CE) n. 852/2004. ISO 22000, FSSC, BRCGS e IFS sono schemi volontari, adottati per esigenze commerciali.

Chi chiede queste certificazioni?

Quasi sempre il cliente a valle: catene della grande distribuzione, industria di marca, buyer internazionali, spesso come condizione contrattuale per essere inseriti tra i fornitori. È un requisito di mercato, non un adempimento pubblico.

Che cos'è il riconoscimento GFSI?

La GFSI effettua il benchmarking degli schemi di certificazione: verifica che soddisfino requisiti minimi comuni e, se sì, li riconosce. I grandi retailer accettano qualsiasi schema riconosciuto GFSI (FSSC 22000, BRCGS, IFS), evitando audit duplicati.

Cosa significa che un certificato è «accreditato»?

Che l'organismo di certificazione è stato valutato competente e imparziale da un organismo nazionale di accreditamento (in Italia ACCREDIA), nel quadro del Reg. (CE) n. 765/2008. Gli accreditamenti sono mutuamente riconosciuti in Europa tramite l'accordo EA-MLA.

Se ho la certificazione, sono esente dai controlli ufficiali?

No. L'autorità competente mantiene pieno potere di controllo sull'impresa certificata art. 6, par. 1, Reg. (CE) n. 852/2004. Il certificato può facilitare il controllo come evidenza documentale, ma non lo sostituisce.

Quale schema conviene scegliere?

Dipende dal mercato di sbocco: BRCGS è storicamente diffuso nel Regno Unito, IFS in Francia e Germania, FSSC 22000 è molto usato nell'industria di marca internazionale. Conviene verificare quale standard richiede il cliente prima di avviare la certificazione. Le schede di dettaglio aiutano nel confronto.

Fonti

Redazione e revisione

Redazione ce85204. Bozza generata con AI da fonti primarie; revisione editoriale assistita da AI (vedi metodologia).